ChiComePerchè: Alberto Garutti
- Solas
- 15 lug 2015
- Tempo di lettura: 3 min

A volte, sentendoci soli, vorremmo avere qualcuno al nostro fianco, un amico che ci ascolta. E cosa può essere meglio di un animale di compagnia di cemento che non muore e non si annoia mai? Scherzi a parte, questa non è una trovata pubblicitaria, ma un'opera d'arte di Alberto Garutti, uno dei più influenti artisti di arte pubblica italiana.

CHI
Alberto Garutti è nato a Galbiate (LC) nel 1948, ha studiato Architettura a Milano e oggi insegna allo IUAV di Venezia e al Politecnico di Milano. Fino al 2013 ha avuto la cattedra di Pittura nell'Accademia di Belle Arti a Brera. La sua carriera è iniziata con una serie di collaborazioni con delle gallerie di Brescia e di Colonia, sfociate poi nell'esposizione di alcuni quadri alla Biennale di Venezia del 1990. Da quel momento in poi la sua arte si è evoluta verso uno scopo più grande: l'essere fruibile e soprattutto utile alla comunità e al territorio. Il suo contributo all'arte pubblica è stato fondamentale fin dagli inizi. Nel 1998 realizzò a Bergamo, e in seguito in molte altre città, "Ai nati oggi", una serie di lampioni posizionati in luoghi nevralgici della città che, grazie ad un collegamento con i reparti maternità degli ospedali vicini, lampeggiano alla nascita di ogni bambino, annunciando la bella notizia al mondo. La luce è un tema ricorrente nel suo lavoro e nel 2009 ha voluto impiegarla nuovamente nella sua installazione "Temporali" al MAXXI di Roma.

Un enorme lampadario di duecento lampadine alogene si accende ogni volta che un fulmine spezza i cieli italiani. Nello stesso anno ha realizzato per la fondazione Zegna un intervento pubblico legato strettamente alla comunità di Trivero, un piccolo comune nella provincia di Biella. "Il cane qui ritratto appartiene ad una delle famiglie di Trivero. Quest'opera è dedicata a loro e alle persone che sedendosi qui ne parleranno" è una serie di panche in cemento con delle sculture a grandezza naturale dei cani delle famiglie della classe di bambini con la quale Garutti ha collaborato.

Nel 2010 ha realizzato una lastra di marmo con la scritta "Tutti i passi che ho fatto nella mia vita mi hanno portato qui, ora" per l'aereoporto di Malpenza e la stazione ferroviaria di Cadorna, in seguito installato anche per il Moscow Museum of Modern Art. Una delle sue ultime opere è stata per la piazza Cesar Pelli ai piedi del grattacielo Mediolanum, appena fuori dalla stazione Garibaldi di Milano. Ventitrè trombe di ottone fanno capolino da una voragine nel terreno e collegano i diversi pieni della piazza sopraelevata, trasportando i rumori della città da un luogo all'altro, come appunto dice il titolo dell'opera "Questi tubi collegano tra loro i vari luoghi".

COME
La Biennale di Venezia è una delle più antiche manifestazioni d'arte internazionale. Istituita nel 1895, ogni due anni ospita nei giardini e nell'Arsenale di Venezia più di cinquanta Stati e i loro artisti.
L'arte pubblica è un tipo di arte profondamente radicata con il territorio e intessuta nella rete sociale della comunità. L'artista, solitamente tramite una committenza, collabora con la popolazione del luogo per realizzare un'opera utile alla morale e alla vita quotidiana dei cittadini.
Il MAXXI di Roma è il Museo Nazionale di Arte del XXI secolo gestito dalla fondazione MAXXI del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Realizzato dall'architetto Zaha Hadid, è stato inaugurato nel 2010.

PERCHE'
L'interpretazione di concetto di arte pubblica di Alberto Garutti ha dato una scossa decisiva a questa branca dell'arte, che le ha permesso di diventare autonoma e ulteriormente ben delineata. Secondo Garutti, l'arte deve avere una dimensione narrativa che dia un forte accento sull'irripetibilità dell'esperienza: la collaborazione con i residenti e l'integrazione con il territorio sono passaggi fondamentali per l'arte definita pubblica, il risultato di un'esplorazione della vita stessa.
"Il mio punto di vista è che l'opera deve essere capace di toccare la sensibilità dei cittadini, insomma un artista deve sforzarsi di scendere dal piedistallo retorico dell'arte, e mettersi al servizio della cittadinanza, facendo attenzione a non scivolare nel populismo demagogico"
L'artista perciò non può essere più il centro dell'attenzione, ma è il fruitore la vera forza dell'arte: senza di esso, l'arte tornerebbe ad essere futile. Non esiste più lo spettatore che osserva da lontano, ma l'uomo che utilizza l'arte per il proprio benessere. Il cittadino è il centro del nuovo universo arte e deve sentirsi libero di interagire con l'opera, realizzata apposta per lui e non per avere un valore maggiore dell'uomo stesso.