All the figures are pretty ugly
- Solas
- 22 lug 2015
- Tempo di lettura: 2 min
Storie di violenze, stupri, uccisioni, provocazioni. Donne enormi che molestano ragazzini, animali feroci che si comportano da umani. Le storie che Nathalie Djurberg ci racconta con i suoi video sono al limite del moralmente accettabile, inquietanti e grottesche nella forma e nel contenuto.

La giovane artista svedese è nel mondo dell'arte da ormai dieci anni, ma i suoi lavori stupiscono e angosciano ancora. I suoi video usano la particolare tecnica del claymation, un tipo di animazione in stop-motion che sfrutta materiali mutabili come la plastilina per dare l'impressione che gli oggetti inanimati possano muoversi. E' un metodo di lavoro molto interessante: l'artista si trova catapultato nel ruolo di creatore e può decidere della vita dei propri personaggi intervenendo senza passare da terzi. Nathalie Djurberg è cosciente di questo suo potere e mentre registra le sue storie sa che dentro ogni pupazzo c'è un pezzo di lei, una parte del suo immaginario così vicino alle pitture nere di Goya. Non esistono figure positive o negative, tutti i personaggi da lei animati mostrano quella parte oscura che spesso l'uomo vuole celare dietro veli di buonismo. Djurberg non ha paura di mostrare questo lato, anzi prova rispetto per la naturalezza con cui questo di mostra: l'artista stessa afferma che nonostante sia stata lei a creare questi freaks, non ha il potere di decidere chi è buono e chi cattivo, ma deve essere lo spettatore stesso a trovare la soluzione che lei non ha. Il fruitore che guarda i suoi video si sente perciò coinvolto, si può riconoscere in tutti i personaggi anche se possono provocargli orrore.

Le fantasie di Nathalie Djurberg sono conturbanti ma riflettono a fondo su una delle paure più radicate dell'uomo: la plastilina dà quel senso di fragilità insito del corpo fisico, destinato a deteriorarsi una volta giunto alla morte. La consapevolezza di questo destino, insieme alla violenza e all'eroticismo estremo dei video trasmette disgusto e inquietudine nello spettatore, il quale però si sente allo stesso tempo affascinato e attratto dalla visione, perchè in qualche modo quelle storie parlano di tutti noi, delle nostre morbose fantasie infantili e dei nostri terrori più nascosti.

Per il montaggio dei suoi lavori, Nathalie Djurberg collabora con il compositore Hans Berg. Le sue colonne sonore non accompagnano solamente le immagini, ma le integrano arrivando addirittura a dare l'impressione che la musica stessa dirige le azioni dei personaggi. I ritmi ipnotici e i suoni acuti che Berg utilizza enfatizzano la natura disturbante delle storie di Djurberg e creano un ambiente intorno alla proiezione in cui il fruitore si trova totalmente immerso, senza possibilità di scappare. Le gallerie che hanno ospitato i lavori della coppia di artisti si sono trasformate in un grosso contenitore in cui l'immaginario di Nathalie Djurberg ha preso forma e vita.

I freaks dei video vengono riprodotti come sculture e occupano l'intero spazio negando allo spettatore la possibilità di lasciare dietro sè le immagini dei video senza aver incontrato di persona i temuti personaggi. In particolare sono sculture di uccelli schelettrici e coloratissimi che affollano ad ogni personale dell'artista gli spazi dell'esposizione, dando un assaggio di quel mondo che sullo schermo dà vita ai nostri terrori.