Cambiare aria, non respiro
- Solas
- 23 lug 2015
- Tempo di lettura: 2 min
"Rappresentare per me è svolgere le proprie funzioni in nome di altri.
Ecco quello che può saziarmi: sapere che la mia stessa volontà possa ripetersi in altre storie."

"Un cambio d'aria, non di respiro", così Luca De Leva definisce il suo grande progetto Thy Self People, un'agenzia viaggi che permetterà alle persone di scambiare la propria vita con quella di qualcun altro per un breve periodo. Nel 2011 l'artista stesso ha provato sulla sua pelle questa esperienza unica nella sua azione pubblica "DMF #1". Ha preso gli abiti, lavorato ai video e tenuto contatti con gli amici e i familiari di Jorgen Ekvoll, videomaker norvegese residente a Beirut. E la stessa cosa ha affrontato il collega, trasferendosi a Milano e continuando i progetti di De Leva. Tutto questo è stato possibile affrontarlo grazie agli appunti che si sono lasciati, la descrizione di una vita intera trascritta su block notes e post-it. Ma una volta passata la soglia della vita dell'altro, la sensazione maggiore è quella di terrore: infilarsi in abitudini altrui, ascoltare musica estranea, parlare con genitori non propri apre la via ad una rivelazione sull'essere umano. Si può cambiare ambiente, rete sociale, lavoro, comportamenti, ma si resta sempre se stessi. "Si cambia aria, non respiro".

Le reazioni del comportamento umano sono un argomento affascinante da affrontare nel proprio lavoro. Luca De Leva le ha studiate e stimolate in molti suoi progetti, tra i quali spicca "Earth Worm+Love" del 2010. Un lungo serpente posto a riposo sulla cima di una trave aspettava i visitatori della galleria, investendoli con una nube di feromoni umani, gli ormoni dell'amore. La catena di eventi scatenata dallo squilibrio chimico ha portato alla vista di coppie che passeggiavano per mano davanti alle opere esposte e una coppia in particolare ha preso un estintore e lo ha scaricato contro le finestre del luogo espositivo.

L'ambiente influisce molto sulla percezione umana. Le reazioni a stimoli esterni sono strettamente in relazione con le esperienze legate al luogo. "Blarney 5x3" è una performance studiata per animare la galleria come ambiente altrimenti statico. Dieci performer baciavano il muro seguendo il ritmo di una frase scritta in linguaggio Morse: tutto ciò nasce da una pietra presente nel muro di un castello irlandese che ha la fama di portare fortuna se baciata. Il suono dello schiocco del bacio rende vive le pareti, permettendo al pubblico di assistere ad una esperienza unica nel suo genere. Il titolo fa riferimento alle dimensioni della bocca dell'artista, il quale mette, come in altri suoi lavori, in gioco direttamente se stesso.
"Nel mio lavoro affronto fisicamente un'idea perchè solo attraverso il corpo e l'azione essa può arrivare a possedermi."