EXPO2105: un viaggio tra i sapori
- Solas
- 26 lug 2015
- Tempo di lettura: 5 min

Il mondo racchiuso in un percorso di 1600 metri, una pazzia per alcuni, una magia per molti. Ci sono state parecchie polemiche su Expo Milano 2015, che siano per i soldi o per gli sponsor, ma i fatti la raccontano chiara: questa esposizione, così vicina a casa nostra, è una delle più grandi occasioni per visitare nel nostro piccolo un pezzetto di mondo. Chi mai pensa che andrà a visitare il Vanuatu o di camminare tra le montagne del Kyrgyzstan? Chi conosce la posizione geografica del Timir Est? Expo 2015 dà l'opportunità di conoscere Paesi lontani, assaggiarne la cucina e scoprire le loro soluzioni contro la siccità, l'obesità e la fame.

Ore 10 _ Il nostro viaggio attraverso Expo è iniziato all'apertura della cittadella. Le file di persone per passare i controlli erano abbastanza scorrevoli e l'aria era intrisa di aspettativa ed emozione. Una delle più popolari trovate di questa Expo è sicuramente il passaporto (acquistabile a dei banchetti distribuiti in tutta l'area al costo di 5€), un incentivo per grandi e piccoli a visitare più padiglioni possibili per riempire di timbri il proprio viaggio culinario. Il Padiglione Zero, il più importante perchè riassume la storia alimentare dell'umanità, era già pieno e perciò abbiamo preferito iniziare la nostra passeggiata sul Decumano. Sotto un grande cucchiaio blu circondato da un giardino fiorito ci ha accolti un giovane volontario che ci ha raccontato il progetto di sensibilizzazione alla cura alimentare delle Nazioni Unite. Dopo una visita veloce all'Irlanda (*), siamo entrati nella magica atmosfera dei templi del Nepal(***), dove abbiamo potuto assaggiare il bara (4€), il samosa (4 €) e il pork momo (5€), cibi tipici speziati.

Ore 11.30 _ Dopo una corsa nel piccolo Bahrain (*), finalmente siamo entrati nel Padiglione Zero. La biblioteca del sapere accoglie ogni visitatore nel suo monumentale abbraccio e lo introduce nella storia dell'alimentazione umana. Semi e animali riempiono le sale come una grande arca di Noè, prima di concentrare la propria attenzione sull'uomo: l'evoluzione tecnologica di interi secoli della coltivazione, conservazione e produzione alimentare si raccoglie in unico grande plastico spiegando la grandezza dell'operato umano. Dietro ad un enorme schermo in cui i numeri della borsa alimentare passano veloci insieme alle pubblicità televisive, però si nasconde una cruda verità. Lo spreco alimentare dei Paesi ricchi è la più grande delusione della storia dell'umanità. Expo 2015 ha cercato di proporre le nuove soluzioni a questo grande abominio.

Ore 12.00 _ Il Belgio (**) offre un'ampia area di ristorazione con prodotti tipici. Consigliamo i waffle (2-4€) serviti con nutella, crema, gelato oppure lisci con zucchero a velo. Il padiglione propone un'interessante metodo di coltivazione idroponica rotante che potrebbe risolvere i problemi di spazio per le future generezioni. Dall'altra parte del Decumano, il Brasile (***) accoglie un percorso esperienza molto particolare: il pubblico viene invitato a camminare su una rete squilibrante, a richiamo degli sforzi che l'essere umano deve fare per creare la propria rete sociale. Per un pranzo più sostanzioso abbiamo optato per il ristorante del Vietnam (*), il cui padiglione raccoglie solo un mercatino di prodotti tipici, ma si possono gustare i tipici involtini primavera (8€), gli involtini ai gamberi di pasta vetro (10€) e il succo di lime fresco (5€).

Ore 13.30 _ I cluster del riso e del cacao permettono di conoscere Paesi che non hanno avuto la possibilità di costruire il proprio padiglione. Cambogia, Costa d'Avorio, Gabon, Cameroon, Ghana ed altri hanno dei piccoli negozi in cui presentano e vendono i prodotti tipici, per lo più appunto riso e cacao. Siamo poi stati attratti dalla particolarità del padiglione della Malaysia (**) ispirato alla forma dei semi. Il percorso spaziava da argomenti di medicina e salute a progetti sociali, di certo più interessante della vicina Bielorussia (*) che invece presentava solo la varietà della propria cucina con ricette e prodotti tipici.

Ore 14.30 _ Il percorso della Thailandia (***) è stato particolarmente istruttivo e decisamente patriottico, in una serie di attrazioni audiovisive in cui hanno mostrato la varietà gastronomica e le innovazioni in campo agricolo del loro Paese. Al negozio inoltre è possibile acquistato ed eventualmente gustare i loro piatti tipici esportati per microonde, come il curry di pollo giallo (5,50€).

Ore 15.00 _ Lungo il Decumano i volontari ci hanno spiegato l'importanza della tostatura del caffè, invitandoci a provarlo allo stand del Burundi (caffè 1,20€). Tanti altri Paesi sono ospitati nel cluster del caffè, tra cui lo Yemen dove è possibile trovare delle simpatiche ragazze che realizzano tattoo con l'henné (5€). Poco distante abbiamo trovato la Cina (**), con la sua profonda tradizione dell'arte culinaria, e il ricco cluster della frutta, purtroppo poco valorizzato. Interessanti sono stati i ravioli al vapore di carne, patate e cipolla (2€ l'uno) dell'Uzbekistan (**), delicati e un ottimo spuntino pomeridiano. Anche il ricco padiglione dell'Azerbaijan (***) ha attirato la nostra attenzione grazie alla sua struttra moderna.

Ore 16.30 _ Dopo la delusione del poverissimo cluster delle spezie, abbiamo concentrato la nostra attenzione a Paesi più occidentali, come ad esempio la Polonia (**). Un meraviglioso giardino botanico circondato di specchi ci ha accolti per poi portarci in una sala con un pianoforte e in un negozietto di prodotti tipici. L'Inghilterra (**) invece ha presentato una scoperta intrigante sui metodi di comunicazione delle api, testabile sulla propria persona con del bastoncini connessi ad un fusto che emette vibrazioni. Consiglio, tappatevi le orecchie per "sentire" qualcosa. La Santa Sede (*) l'abbiamo visitata solo per poter osservare da vicino il grande capolavoro di Tintoretto, "L'ultima cena", che dal 28 luglio verrà sostituito con un quadro di Rubens. Il più bel padiglione che abbiamo visitato in questa giornata sicuramente è stato Israele (***). Nonostante sia solo un percorso audiovisivo, coinvolge il pubblico e spiega in modo efficace innovazioni attribuibili alla ricerca israeliana. Assolutamente da visitare.

Ore 18.00 _ Avevamo letto su qualche quotidiano che allo stand dello Zimbabwe (**) nel cluster dei cereali presentano il crocoburger (12€ con succo di baobab), perciò siamo corsi ad assaggiarlo. E' una carne molto tenera, più delicata del pollo, perfetta con l'abbinamento melanzane/zucchine. Inoltre alle 19.00 è possibile fare una degustazione gratuita nel vicino Venezuela (**). Rifocillati, ci siamo decisi a salire la maestosa gradinata del padilgione del Stati Uniti (***) dove dopo un'ampia introduzione del caro Obama, è possibile seguire un percorso audiovisivo che ripercorre la varietà dell'alimentazione americana. Sul retro del padiglione è possibile trovare un'area con food truck dove si può gustare il cibo d'asporto americano (8-15€). La Germania (**) invece ci ha delusi: presenta un ricco e validissimo percorso formativo, ma troppo affollato e pieno di informazioni. Però molto interessante è la tecnologia che hanno impiegato per coinvolgere il pubblico, dei semplici cartoncini chiamati seedboard sui quali grazie a dei sensori vengono proiettate le animazioni, in un richiamo futuristico.

Ore 21.00 _ L'albero della vita dà spettacolo di sè allo scoccare di ogni ora, dal mattino alla sera. Alle 21.00 abbiamo potuto assistere ad un semplice spettacolo di luci e acqua, ma agli orari 21.30, 22.00 e 22.30 è possibile assaporare la meraviglia della tecnologia pirotecnica delle fontane e dei fuochi d'artificio. Non ho parole per descrivere in maniera efficace questo stupendo spettacolo, l'emozione che luci e musica regalano è assolutamente da vivere. L'evento dura 12 minuti, ma avremmo voluto non finisse mai, con le splendide musiche di Roberto Cacciapaglia. la folla in attesa dello spettacolo si accumula già dalle 21.00, perciò consiglio di prendere il proprio posto già per la cerimonia dello scoccare dell'ora. La posizione migliore ovviamente è quella anteriore. Finito lo spettacolo, in teoria i padiglioni avrebbero dovuto essere chiusi, ma abbiamo avuo la fortuna di visitarne un ultimo, l'Ungheria (**). Mangiando con gusto il tipico kürtőskalács (7€), abbiamo salutato (almeno per oggi) la grandiosa esposizione internazionale dell'alimentazione.
(Gli asterischi * indicano l'indice di gradimento dei padiglioni)