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I tesori di Budapest

  • Solas
  • 7 ott 2015
  • Tempo di lettura: 3 min

Un pomeriggio mi sono detta: "Perchè non provare a visitare una mostra a Palazzo Reale?".

Palazzo Reale, sì. Le ultime mostre che ho avuto l'occasione di vedere mi hanno sconfortato, talmente erano curate male: le luci si riflettevano sulle opere impedendone la visione, l'istallazione dei quadri era confusionaria e limitante, la scelta delle opere stesse spesso mi faceva chiedere con quale giudizio le avevano selezionate. Eppure in metropolitana mi ha attratto così tanto la pubblicità della nuova mostra "Da Raffaello a Schiele - capolavori dal museo di Belle Arti di Budapest" che ho deciso che valeva la pena rischiare.

Mi sono precipitata a Duomo, ho pagato il biglietto e preso l'audioguida (che consiglio caldamente): magicamente mi sono ritrovata circondata da splendori che hanno illuminato l'arte di interi secoli. Le opere scelte non erano di certo le più famose, ma i nomi erano conosciutissimi. Bernardino Luini, Tiziano, Rubens, Van Dyck... Sala dopo sala potevo risalire il flusso del tempo attraverso le mani di grandi artisti italiani, olandesi, austriaci. L'opera che mi ha colpito di più è stata di certo "Salomè con la testa di San Giovanni Battista" di Lucas Cranach il Vecchio, artista che dalla mia ignoranza è emerso come uno dei più grandi maestri in cui mi sia mai abbattuta.

"Salomè con la testa di San Giovanni Battista" Lucas Cranach il Vecchio

Le proporzioni sbagliate di questa fanciulla trovano armonia nel contesto, anche in presenza dello sguardo evanescente del povero Battista. Le stoffe elaborate e i gioielli sfarzosi risplendono di luce propria sullo sfondo del Danubio blu. Il pennello di Cranach ha catturato con decisione la solennità del momento ma allo stesso tempo anche l'intimità con la quale la giovane Salomè accetta il dono che aveva richiesto e lo mostra al pubblico al di là della cornice. La forza della figura femminile che in questo quadro aleggia nello sguardo della ragazza, esplode in altre opere come una bomba ad orologeria. Artemisia Gentileschi, di certo una delle artiste donna più conosciute del Rinascimento, rivendica il proprio genere attraverso episodi biblici violenti, come in "Giaele e Sisara".

"Giaele e Sisara" Artemisia Gentileschi

Artemisia è stata un'artista tormentata da un passato violento che ha inciso profondamente tutto il suo lavoro. In Giaele si nota lo sguardo dolce ma deciso con cui calcola la posizione del chiodo che dichiarerà la morte di Sisara, il quale ignaro sonnecchia sulle sue ginocchia. Il giallo delle sue vesti domina la scena e un'aria di tranquillità invade tutta l'opera, ferma nell'attimo prima che succeda la tragedia.

Sono i colori vivi ad attrarre lo sguardo dell'osservatore e ad accompagnarlo in tutto il percorso espositivo. La cura dell'allestimento è notevole, le pareti bordeaux scuro adornano le opere con una naturalezza impressionante, valorizzandole ultieriormente, e i faretti sono disposti in modo tale da poter ammirare la magnificenza dei quadri da una distanza di qualche passo, come è giusto che sia. Anche opere enormi come "Donna con gabbia" di Jozsef Rippl-Ronai trovano lo spazio per risplendere ed emozionare.

"Donna con gabbia" Jozsef Rippl-Ronai

Il blu che regna incontrastato su questa tela permette allo spettatore di entrare nella serenità della casa di questa signora, che persa nei suoi pensieri osserva dolcemente la gabbia. Il viso bianco è l'unico punto di luce, dipinto come se fosse una fotografia sovraesposta, con un unico tratto sottile nero che delinea lo sguardo. I pensieri della donna echeggiano nelle pennellate, la corrispondenza tra lo stato di prigionia dell'uccellino e lo stato d'animo della proprietaria risulta chiaro. La forte semplicità con cui quest'opera si fa forza rappresenta appieno i sentimenti di smarrimento e confusione che caratterizzano la fine dell'Ottocento.

L'ultima sala è dedicata all'inizio del secolo scorso e alle avanguardie che hanno sconvolto il mondo dell'arte in seguito alla diffusione della fotografia. Egon Schiele troneggia già nel titolo della mostra e rappresenta benissimo le incertezze e le forze che contraddistinguono gli artisti in cerca di un nuovo modo di esprimersi. Cubisti, futuristi, espressionisti e tardo-impressionisti trovano spazio per un ultimo saluto prima che lo spettatore esca e torni alla realtà contemporanea.

"Donne che si abbracciano" Egon Schiele

 
 
 

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